Salone Internazionale del Libro Torino 2026 - Tra il rumore della folla e la ricerca del senso -


Tra il rumore della folla e la ricerca del senso.

Mi ci sono voluti più giorni per decantare lo stress sensoriale e fisico di questo evento, tra preparativi diretti da alcuni responsabili alla gestione del Salone stesso, collegamenti con gli autori del tavolo Saggistica in comune, discussioni e suddivisioni degli spazi operativi. E poi ordini di libri, spedizioni e idee da realizzare per comunicare col pubblico. Insomma una immersione durata qualche mese per approdare poi finalmente al Salone! 

Felice di essere stata selezionata, indice di una certa qualità di scrittura, e ancor di più di potermi immergere in questo oceano di parole scritte e parlate, rumori, frastuono di luci e colori, abbagli di slogan, nomi di autori e influencer e titoli sgargianti che chiamavano flotte di umanità canalizzata in lunghe code per un autografo e il doveroso acquisto copia. Scatti rubati e brevi video da consumare sui social. Folla che passeggiava frettolosamente da uno stand all'altro senza mai prendere in mano un libro ma raccogliendo gagget  distribuiti a mano tesa da autori in cerca di visibilità. 

Umanità preda di tecnologia ad alta velocità e di intelligenza artificiale che genera video di qualche secondo a effetto "rapido e dimenticato". Possiamo ancora chiamarla CULTURA? 

Siamo difronte a una trasformazione "genetica" della cultura che oggi assomiglia più a un'industria dell'intrattenimento e del turismo culturale più che a una dinamica di approfondimento. Per una grande fetta di pubblico, il Salone non è il luogo in cui si scopre un testo, ma il luogo in cui si certifica la propria presenza

Al Padiglione 2 La FUIS (Federazione Unitaria Scrittori Italiani) offriva un interessante e coinvolgente salottino per poter dialogare con un libro in mano intervistando autori italiani. Anche a me hanno dedicato venti minuti in una bella intervista.

La fiera, per sua natura commerciale, deve microfonare il caos per sostenersi economicamente, si sa. Ma la vera cultura, probabilmente, oggi abita proprio in quella frizione: nel contrasto tra la folla che corre e quei venti minuti di intervista in cui si è costruito un senso. Grata per aver fatto parte della seconda categoria, portando valore dove il rischio era solo il rumore.

L'intervista è disponibile nella mia pagina Fb Marina Magro Scrittrice 

sulla mia pagina Facebook Marina Magro Scrittrice"