Un modello di società nuovo che porti al centro Dio
Siamo parte di una ciclicità cosmica
La vita è ciclica, credere sia una linea retta impedisce alla mente umana di comprendere l'evolversi autentico della vita e lo scopo dell'universo. Riporto una citazione di Pietro Ubaldi tratta dal bel libro "Idee per un nuovo rinascimento" di Valentino Bellucci.
"Ogni ciclo risulta determinato dallo sviluppo di cicli minori,
che sono la risultante dello sviluppo di cicli
ancora minori, all'infinito.
Gli estremi si toccano. Il grande respiro dell'universo
è dato dal respiro dell'atomo.
Passeranno le forme materiali della vita, passeranno popoli,
civiltà, umanità e pianeti;
ma un erede raccoglierà il succo di tanto travaglio,
non vano: l'anima"
Pietro Ubaldi
foto: altopiano tibetano e la raccolta dell'orzo
Sull'albero del silenzio cresce il frutto della pace (proverbio indiano) - Meditazione/Riflessione
Il silenzio è il luogo dove il Divino ci parla continuamente senza voce e noi riusciamo a sentirlo senza orecchie. Questo luogo è nel cuore e il silenzio è la porta d'accesso. La solitudine e il silenzio infondono nuova nascita alla vita.
Il silenzio è l'unico elemento che contiene in sé tutti i più profondi segreti dell'universo, in cui esso stesso è immerso. E' l'unica realtà che ha in sé il passato il presente e il futuro, infatti è al di là di ogni spazio e di ogni tempo. Nel silenzio non è possibile nessuna vibrazione né contrazione né espansione ma solo presenza: il silenzio è.
Il silenzio è presente in tutte le sequenze del tempo, nel giorno e nella notte, nelle stagioni, nelle profondità degli oceani, nei boschi, nell'apparente assenza di vita di un deserto, in uno sguardo puro, in un cuore colmo d'amore, nelle pause che ci sono tra una manifestazione e la successiva. Ogni pausa silenziosa contiene la forma futura della creazione.
Tra un pensiero e il successivo vi è una zona di silenzio, tra due parole, tra due azioni, tra due suoni, tra due respiri, ogni azione trova origine nella pausa silenziosa. Ogni volta che un'azione, un pensiero, un'emozione finisce entriamo nel silenzio prima che un'altra azione, un altro pensiero, un'altra emozione giunga a noi.
Tutto ciò che i nostri sensi percepiscono sono stati di vibrazione che iniziano dal livello più agitato della superficie fino a giungere al livello più quieto e profondo che prende origine dal silenzio.
Nella musica quanto importanti sono le pause? Dalle pause di un brano nasce l'espressione musicale successiva tanto che esse sono importanti quanto le note. Dalle pause silenziose di un brano musicale o di un'opera si concentra tutta la potenzialità creativa della musica. La musica ha il silenzio all'interno di sé stessa.
Tutte le tradizioni spirituali insegnano che la Creazione nasce da un suono e da dove nasce il suono? Esso nasce dal silenzio più profondo dove non esiste neppure la potenzialità della manifestazione.
Possiamo imparare a trovare il silenzio, a vivere nel silenzio. Nel silenzio possiamo riposare in noi stessi, solo così saremo capaci di vivere pienamente tutto ciò che la vita ci offre. La Natura ci aiuta in questo, essere sulla cima di un'alta montagna in solitudine a contemplare l'orizzonte o in riva all'oceano assorbiti nell'immensità del suo suono, sono esperienze forti che scuotono l'interiorità separandoci dall'ego e da tutte le tensioni. Altresì entrare in meditazione respirando consapevolmente può aprirci alla visione del Divino.
Apriamo la nostra consapevolezza alla realtà del silenzio ascoltando il nostro respiro involontario, un pò alla volta l'ascolto interiore conduce alla calma il corpo e anche l'anima. E' possibile sperimentare che alla fine dell'espirazione c'è un momento di silenzio profondo, di sospensione, che può prolungarsi man mano che ci si abbandona ed esso. L'inspirazione a seguire sorge dal fondo di questo silenzio e termina in un altro silenzio.
Ogni inspirazione è così il ricettacolo del Soffio divino (Prana), una salita verso la Luce che illumina la Coscienza e ogni espirazione è una discesa verso la profondità. (A&R Goettman - L'alfabeto del silenzio -)
L'uomo si agita come la tempesta,
io sospiro in silenzio,
perché ho scoperto
che la rabbia dell'uragano si placa
e la inghiotte l'abisso del tempo,
ma un sospiro, un silenzio, dura
per sempre nel continuum di Dio.
La musica del mare finisce sulla spiaggia
o nel cuore di quelli che l'ascoltano.
Kahlil Gibran
Intelligenza e intelletto - Riflessione/Spiritualità
La natura del suo orientamento è la chiave dell’evoluzione dell’umanità.
L’intelligenza diretta verso l’esterno operando attraverso i sensi diventa “intelletto” la parte concreta e informativa dell’intelligenza.
Operando verso l’interno per mezzo della coscienza profonda diventa quel che si può definire vera intelligenza.
La distinzione tra intelletto e vera intelligenza è fondamentale per capire la condizione odierna del mondo.
L’intelletto fa riferimento a un’intelligenza che per determinare la verità usa la ragione ed è basata sull’attività sensoriale. Amplifica la capacità dei sensi con vari strumenti, come telescopi o microscopi, aumenta la capacità di calcolo con varie macchine come i computer e per comprendere il mondo inventa vari sistemi di misurazioni spaziali e temporali.
L’intelletto costruisce la realtà basandola sull’idea di un mondo esterno, annota i nomi e le forme delle cose nel mondo e le colloca in varie categorie e gerarchie.
Da qui deriva il concetto ayurvedico di mondo esterno come luogo di realizzazione dei piaceri, da esso nasce una visione materialistica della vita e una visione meccanicistica dell’Universo.
L’intelletto dirige la vita verso mete esterne: piacere, ricchezza, potere e conoscenza del mondo. Crea un’idea corporea dell’esistenza, per cui si rimane intrappolati nel tempo e nello spazio, nel dispiacere e nella morte.
L’intelletto pone l’attenzione sull’esteriorità, i ruoli, l’identità, stato sociale e averi. L’intelletto opera sotto il controllo dell’ego e delle emozioni.
La vera intelligenza è un potere di percezione interna e diretta. Rivela la natura delle cose trascendendo le apparenze sensoriali.
La vera intelligenza è pienamente consapevole dell’impermanenza di ogni realtà esterna e non ci lega a nessun nome o forma prefissata.
Impariamo per mezzo di essa a percepire la coscienza che sta dietro i movimenti della materia e dell’energia nel mondo esterno.
Ci liberiamo da strutture esterne che riguardano la religione, l’autorità e le istituzioni, trascendendo il tempo e lo spazio nella realtà della nostra Vera Natura.
L’intelletto ha una conoscenza indiretta e mediata riguardo i nomi, i numeri e le apparenze, per questa ragione non può risolvere i problemi umani e infondere un senso di pace. Non è sufficiente sapere concettualmente quali sono i nostri problemi, dobbiamo capirne l’origine nel cuore e nell’anima.
Senza il risveglio della vera intelligenza, la società rimarrà emotivamente instabile e spiritualmente poco evoluta. La cultura occidentale ha glorificato nella scienza una visione intellettuale della vita.
L’Ayurveda, che si basa sulla filosofia dello Yoga, considera l’intelletto come una intelligenza minore e ci aiuta a sviluppare l’intelligenza profonda che porta al di là dei sensi, verso la verità all’interno del Cuore.
Foto: Buddha, il risvegliato (dal mio viaggio in Tibet)
Razionalismo, frammenti e separazioni - Riflessione /Spiritualità -
Forse è stato Cartesio che con la sua famosa frase "cogito ergo sum" ha portato l'uomo moderno occidentale a identificarsi con la propria mente invece che con l'interezza del proprio essere.
Cartesio, nato nel 1596 in Francia, fu il maggior esponente del razionalismo, corrente di pensiero che riponeva una fiducia assoluta sulla ragione. Dubitando di qualsiasi cosa, se non ben analizzata, per lui l'unica certezza era che gli uomini esistono come pensiero.
Il pensiero, secondo Cartesio, ha dei contenuti che sono le idee. Nei suoi studi ne distinse alcune tra cui le idee fittizie, inventate dalla fantasia degli uomini, le idee avventizie, provenienti dall'esterno, e le idee innate, che fanno parte delle consapevolezze di nascita. Un'altra sua idea era l'idea di Dio, la perfezione assoluta che ha creato l'uomo perfetto, passibile però di errori.
Cartesio elaborò un rigoroso dualismo e secondo il suo pensiero Dio diede origine a due dimensioni fondamentali: la res cogitas, il pensiero, e la res extensa, la materia. La prima risulta infinita, spirituale, indeterminata e consapevole mentre la seconda è finita, materiale, determinata e inconsapevole.
La visione di Cartesio era altresì legata al meccanicismo, infatti il processo delle funzioni vitali e del sistema nervoso viene descritto in termini puramente meccanici, fino al raggiungimento della morte intesa come dissoluzione della macchina umana. Anche gli animali erano da lui visti come dei semplici automi animati da Dio. La presunzione di Cartesio, comune a tutto il razionalismo, era di pretendere di dimostrare ogni cosa attraverso un metodo rigoroso.
Il razionalismo ha portato nell'uomo moderno una separazione tra il proprio Io isolato che vive dentro il corpo. La mente risulta così separata dal corpo e controllore dello stesso, creando un conflitto tra la volontà delle intenzioni e gli istinti naturali. Da questo pensiero razionale le suddivisioni si moltiplicano a cascata, come ben evidenzia nei suoi scritti il filosofo Fritjof Capra.
Gli individui così si differiscono in base al genere, alle opinioni, ai sentimenti, alle capacità, alle risorse ecc. Una gran quantità di ripartizioni che creano separazioni con conflitti irrisolvibili che generano confusione, frustrazioni, rabbia.
La frammentazione interna dell'uomo rispecchia la sua concezione del mondo, visto come un insieme di oggetti e avvenimenti separati da lui stesso. La stessa visione dualistica è estesa alla società suddivisa in differenti nazioni, razze, religioni, politica. Tanti frammenti esterni che si riflettono in noi stessi nelle nostre separazioni interiori.
La convinzione che tutti questi frammenti siano realmente separati lo possiamo notare nelle crisi sociali, culturali, ecologiche, che si sono susseguite nel corso della storia anche più recente, come se l'uomo volesse prendere le distanze tra la propria individualità e gli altri esseri umani e la Natura stessa.
Diretta conseguenza di questo atteggiamento sono le distruzioni delle risorse naturali che hanno reso l'ambiente ormai inospitale e inquinato, dove vivere è diventato insalubre e la disarmonia spirituale si è diffusa ovunque.
La concezione meccanicistica del mondo di Cartesio si è rivelata utile per lo sviluppo della tecnologia ma ha avuto conseguenze gravi per la nostra civiltà.
Al contrario dell'idea meccanicistica occidentale, la visione orientale è armoniosa. Per il mistico e filosofo orientale tutte le cose e tutti gli eventi percepiti dai sensi sono interconnessi, collegati tra loro, e sono differenti manifestazioni della stessa realtà.
La tendenza a dividere il mondo percepito in distinte cose, e a percepire noi stessi come unità separate, è considerata un'illusione che deriva dall'attitudine della nostra mente a misurare, a classificare, a manipolare. Nella filosofia buddista c'è una parola Avidya o ignoranza che significa lo stato di turbamento mentale che deve essere superato.
L'immagine orientale della divinità non è quella di un Dio che dirige il mondo dall'alto, ma quella di un principio Divino che infonde ogni cosa dall'interno:
"Colui che, risiedendo in tutti gli esseri, da tutti
gli esseri è diverso, lui che tutti gli esseri non conoscono,
per il quale tutti gli esseri sono corpo,
lui che governa dall'interno tutti gli esseri,
questo è il tuo àtman, l'intimo reggitore, l'immortale."
Upanishad
Un grande poeta indiano canta:
Dovunque guardo, amato mio, io ti vedo.
Ovunque girino i miei occhi, trovo uno specchio
in cui è riflesso il mio cuore.
Ti vedo sulla punta di una spada,
nella brillantezza della vista.
Sei nell'unità, come nella separazione.
Ti ho trovato in ogni forma, nell'acqua, nel buio della notte,
nella vibrazione dell'intero cosmo.
Anche se le cose appaiono diverse,
esse sono un riflesso della tua esistenza.
Questa vita è realmente solo un riflesso di te.
R. Tagore
Fotografia: paesaggio andaluso al caleidoscopio
L'amore e il Divino in noi. Riflessione/Spiritualità
L'amore è la forza che rende la vita degna di essere vissuta, dona colore, profondità e calore, ci regala sensazioni intense e felicità. L'amore è uno stato interiore di pienezza traboccante che ci spinge a dare, trascendendo il contatto con qualsiasi essere umano.
Da non confondersi col desiderio che è uno stato di bisogno, il bisogno di essere amati, che cerca di essere colmato dall'esterno. Le relazioni sono importanti perché sentirsi uniti agli altri porta gioia, comunione, solidarietà, ma quando rendiamo personale una relazione, proiettando su di essa i nostri bisogni, soffriamo.
L'amore non è una questione personale ma universale, non lo possiamo trattenere perché è un'energia libera; se lo cerchiamo all'esterno si allontanerà perché lo consideriamo ancora qualcosa che non ci appartiene.
Molti di noi cercano l'amore ovunque non rendendosi conto che vivono una costante condizione di paura, paura di non essere accettati sopratutto.
La paura è l'opposto dell'amore, anche se alcuni credono sia l'odio, non è così, la paura è il suo contrario. Diventare grandi, evolvere, significa poter affrontare le proprie paure, guardarle in faccia e imparare a sfidarle coltivando quello stato ancora celato di cui tutti siamo custodi, l'amore.
Il coraggio è la via del cuore.
La vera relazione, quella eterna, è con il Divino, la coscienza universale, la verità, il Tutto. Solo in questa relazione, che è intrinsecamente con noi stessi, potremmo metterci nella giusta relazione con la vita. Tutte le relazioni umane sono secondarie perché limitate; diventano primarie solamente quando vediamo Dio negli altri, oltre la forma e l'ego che li caratterizza.
Nonostante ciò non siamo mai veramente soli, anche se dentro i limiti terreni del nostro corpo, perché in noi vibra la coscienza dell'intero universo. Impariamo a creare la vera relazione col Divino dentro di noi e negli altri e in tutto ciò che è vita.
Il segreto sta nel lasciare andare i problemi personali, abbandonando il controllo, dato che non possiamo manipolare il destino e i fenomeni intorno a noi e tantomeno la vita di altre persone. Esiste un potere più grande che ci guida e ci fa respirare, affidiamoci quindi alla vita con gratitudine.
Impariamo a relazionarci con la nostra vera origine, offriamoci semplicemente al Divino e alla pura coscienza che stanno alla base dell'universo di cui noi siamo immagine. Siamo esseri di Luce.
Lasciamoci inoltre ispirare alla compassione, cioè il sentirsi uniti in un sentimento comune d'amore che ci fa vedere gli altri come noi stessi. Essere compassionevole vuol dire riconoscere che le gioie e le sofferenze altrui sono anche le nostre.
La compassione è il riconoscimento della presenza divina in tutti gli esseri, ed è strettamente connessa alla percezione divina che abbiamo di noi stessi. Dobbiamo quindi essere innanzi tutto compassionevoli con noi stessi, perché non possiamo pensare di salvare il mondo se prima non salviamo noi stessi.
Preghiere, meditazioni, mantra, riti che pacifichino i nostri sensi diventano strumenti di comunicazione col Divino, momenti di raccoglimento nell'ascolto intimo con il nostro Sè interiore, luogo di pace e amore incondizionato.
foto: meditazioni e mantra di preghiera allo stupa di Boudhanath a Katmandu in Nepal. Tra le dita della mano sinistra scorrono i grani della mala mentre la mano destra fa ruotare le piccole campane tibetane che sono all'interno delle finestrelle sul muro dello stupa. Il mantra 'Om mani padme hum' accompagna il rito.
Chi siamo noi? - Riflessione/Spiritualità -
Chi siamo noi?
Chi siamo noi? Conoscere noi stessi è solo conoscere il corpo, la sua anatomia, i dettagli della chimica di cui è composto, la mente con le molteplici meravigliose facoltà? Siamo solo questo corpo, questa mente, la creatura nata con noi? Conoscere noi stessi vuol dire sapere come funziona tutto questo incredibile apparato che ci sostiene, conoscere da dove vengono i ricordi, i condizionamenti culturali e sociali? C'è qualcosa di più profondo dentro questo tempio che chiamiamo corpo?
Molte scienze sostengono che oltre tutto questo patrimonio che è racchiuso nel corpo umano esista l'Ego in quanto ciò che definisce "Io sono il corpo" e associato al nostro vero Sè.
L'Ayurveda va oltre questi concetti fino alla pura consapevolezza che trascende sia il corpo che la mente.
Da anni mi applico ad approfondire la conoscenza di questa vasta e antica scienza vedica perché sento che tocca corde in risonanza con le mie vibrazioni e porta luce alla consapevolezza acquisita finora.
Provo quindi a spiegare alcuni concetti in termini semplici e accessibili a chiunque abbia una mente aperta, chiara e un cuore puro.
Conoscenza del Sé significa essere consapevoli di tutto il proprio essere, che non è solo il sé fisico e il sé mentale, ma anche l'anima individuale che è eterna e ci accompagna nascita dopo nascita.
L'anima (jiva in sanscrito) è l'entità insita nella coscienza profonda (chitta) come sua funzione risvegliata. La conoscenza dell'anima è la conoscenza del Sè, quindi conoscenza della nostra vera natura, fatta di Pura Coscienza.
La conoscenza del Sè implica una conoscenza cosmica, noi operiamo con le grandi forze della natura, che sono i poteri della nostra consapevolezza. Tutto ciò che vediamo, dalla bellezza della natura come mari, oceani, montagne, fiori e cieli fino agli atti criminali, tutto ciò che cogliamo è un aspetto di noi stessi e fino a che non lo comprendiamo dall'interno di noi stessi rimarremo nell'ignoranza della nostra vera identità.
La conoscenza del Sè è la forma più elevata di conoscenza e tramite essa possiamo conoscere ogni altra cosa.
Per scoprire chi siamo dobbiamo rieducarci a vedere il mondo come una realtà interiore, una rivelazione interna. Quando ci avviciniamo in modo diretto e con mente chiara a qualunque cosa in natura, vediamo noi stessi nella natura e la natura in noi. Questa è la rivelazione del Sé più elevato.
Per sviluppare la conoscenza del Sè è necessario imparare a osservare noi stessi, tuffandoci profondamente nella mente a osservare in che modo siamo collegati a tutta l'esistenza. Scoprire chi siamo, non vuol dire identificarsi con il proprio nome e la propria professione, ma conoscere la natura della nostra consapevolezza, libera da tutti i fattori di condizionamento.
Tornare al puro "io sono" è la base della pace e della felicità. La conoscenza del Sé appartiene al sentiero spirituale ed è l'unico modo per andare definitivamente al di là di qualsiasi sofferenza che nasce dal non sapere chi siamo in realtà.
Chiederci chi siamo in questo periodo tristissimo in cui vengono a mancare le libertà e i principi fondamentali sanciti dalla nostra amata Costituzione diventa una necessità vitale, per acquisire nuova consapevolezza, luce e potere personale. Ricominciamo dal nostro vero Sè.
Gesù disse a Tommaso:
"Esamina dunque e riconosci chi sei tu (...)
Mentre ora cammini con me, benché tu di ciò non sia conscio,
tu hai già conosciuto
e sarai chiamato per questo conoscitore di te stesso.
Colui che di fatto non si conosce non ha conosciuto nulla,
chi però si è conosciuto è pure venuto a conoscenza
della profondità del Tutto".
libro dell'atleta Tommaso - II 138-7.18
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