Creiamo cuore - Articolo/Riflessione



Quando qualcosa muore fa un sacco di rumore. Questo è un modello di mondo basato sulla paura che ci mette in trappola creando separazioni con tutto e tutti. Qualcuno ha scritto - Ciò a cui resisti persiste - se resisti a qualcosa che ritieni sbagliato in realtà la rafforzi.

Creiamo cuore.


Siamo in una mente globale, questo a causa delle molteplici informazione che riceviamo via web e purtroppo le notizie sono molto spesso manipolate allo stesso modo col fine di trasmetterci un senso di inadeguatezza, sensi di colpa e paura. 


Creiamo cuore.


Sottoposti quotidianamente ad un bombardamento di numeri senza nessun tipo di dettaglio e spiegazione, sembra che oggi ci si ammali e si muoia solo di Covid, le altre cause di malattia e morte sono scomparse o forse parte della raccolta dei numeri, chissà.


Creiamo cuore.


In poco più di un anno la vita di tutto l'occidente è precipitata nell'oblio, senza più memoria storica, senza più identità. A colpi di look down sta morendo il nostro tessuto sociale ed economico, la cultura e le tradizioni che hanno caratterizzato e contraddistinto il nostro territorio nel mondo e ancor di più sta morendo la nostra psiche. Dobbiamo trovare rimedio, nessuno si prenderà cura di noi. 


Creiamo cuore.


Reclamiamo il nostro essere e la nostra libertà, è un nostro diritto, il diritto primario alla vita perché non può esserci né vita né salute senza libertà, e per salute s'intende uno stato d'integrità psico fisico. 


Creiamo cuore.


Ci hanno messo gli uni contro gli altri, c'è chi sostiene quello che i media mainstream riportano e pubblicano con i loro perversi messaggi sublimali e poi ci sono gli eretici, meglio ancora i negazionisti (orribile quanto fuorviante aggettivo che ci riporta allo Shoah) ossia chi si discosta dal pensiero unico dominante e cerca differenti punti di vista, li confronta e sviluppa un senso critico sempre maggiore e non vuole soccombere ad un potere globalista e oligarchico. 


Creiamo cuore.


Si, bisogna creare un cuore globale, imparare a condividere sane informazioni, imparare nuovamente a comunicare tra di noi, ad aiutarci, a non temerci, a non vedere l'altro come un possibile untore, colui che ci può trasmettere il virus, perché è così che ci vogliono: separati isolati soli e impauriti, facili da controllare e dirigere.


Creiamo cuore.


Siamo in un cambio di paradigma, qualcosa sta morendo mentre altro sta nascendo. Il senso di separazione scarsità menzogna limitazione sta morendo, per questo c'è tanto rumore. 


Creiamo cuore.


Viviamo in un campo si abbondanza, apriamo il cuore e impariamo a guardare con occhi nuovi. L'universo è espansione è progressione, tutto si dirige verso frequenze più alte. Finché ci sono forme di pensiero di mancanza limitazione e scarsità, questo sperimenterà la nostra coscienza fintanto che non si sveglierà. 


Creiamo cuore.


Vuoi un mondo migliore? Quando vivi per qualcosa di più grande della tua piccola vita ti togli tutte le ansie. Se vivi nel tuo piccolo mondo sei imballato in un piccolo pacchetto, ma se vivi per una vita più grande tutta la vita è dalla tua parte, sei a sua disposizione. 


Creiamo cuore.


Noi scegliamo di venire al mondo per condividere determinati doni e talenti per creare la differenza nel mondo. E allora? Ognuno con le proprie possibilità, chiediamoci: come posso donare il mio talento al mondo? Cosa ho da offrire per il bene comune?


Creiamo cuore.

l'oceano e il vento dentro di me - Racconto breve -



Sarà la nebbia sarà la pioggia di questi giorni, sarà che sto organizzando il mio rientro in Italia, una sorta di malinconia mi pervade. C'è bellezza nella malinconia, morbidezza, lentezza, sensualità. Alla mia nascita mi fu regalato da una signora americana cliente del mio papà un piccolo monile d'oro da appendere ad una catenina raffigurante dio Shiva. Non so se la signora in questione sapesse quale fosse il potere attribuito a questa divinità induista, la mia famiglia per certo no. 


E per lungo tempo nemmeno io che una volta cresciuta decisi di venderlo insieme ai miei piccoli gioielli ricevuti in dono, secondo tradizione di quegli anni, da battesimo comunione e cresima per racimolare qualche soldo. Fatto sta che quel dono di nascita rappresentò quella che sarebbe stata l'energia spirituale che mi avrebbe accompagnata per tutta la vita: un continuo cambiamento che avrebbe messo sottosopra la mia vita molte volte. 


Il cambia-mento rappresenta l'opportunità di cambiare la mente, di andare oltre i limiti, di conoscere se stesso attraverso nuove esperienze sempre più libero da schemi e sovrastrutture mentali e sociali. 


Ho capito negli anni che non mi interessa rimanere dentro una zona confort, anche se faticosamente guadagnata, la curiosità e la sfida a superare i miei limiti mi hanno spinta ogni volta a cercare nuovi orizzonti, a vedere la vita da prospettive diverse e a fare esperienze abbracciando la vita e quello che poteva offrirmi. Non ho mai agito seguendo un impulso, l'intuizione era ed è la mia guida, e di lei ho imparato sulla mia pelle a fidarmi. 


Cammino vicino l'oceano e ne ascolto la vibrazione, quella profonda, che è un suono grave che mi scuote dentro con una potente energia che un pò m'inquieta, ma in superficie altri suoni vibrano come un'orchestra completa di stringhe e fiati in accordo tra il sibilo del vento e il chiassoso fragore delle onde che si infrangono a riva e lo strillare dei gabbiani. 


Ci sono altre curiose piccolissime creature che passeggiano in gruppetti frettolosi sulla riva, hanno il piumaggio bianco che riflette i bagliori argentei della luce e della spumosa onda che si allunga leggera sulla sabbia dorata e in quel mentre spiccano il volo insieme, come una squadriglia, per atterrare alcuni metri più in là e riprendere a zampettare speditamente. 


Amo il vento che qui in questi luoghi mi ha spazzolato per bene. C'è quello lieve che ti accarezza il volto e la pelle e ti solleva i capelli come avessero vita propria mentre danzano l'aria; c'è il vento di ponente umido e freddo che quando piove ti porta via l'ombrello e il cappello che hai in testa e ti investe con gettiti di pioggia fitti che in pochi minuti sei bagnato fradicio. 


Poi c'è il vento di levante, che raggiunge e supera i 50 km orari, secco e forte soffia la sabbia verso l'oceano e se sei sulla spiaggia ogni minuscolo granello di sabbia diventa una piccola lama che ti frusta la pelle e fa male, non lo puoi sopportare se non sei completamente vestito. 


Una volta camminando tra i vicoli del villaggio una raffica di levante mi ha preso gli occhiali dal naso e fatti volare per qualche decina di metri ed io a rincorrerli fino a che sono atterrati rovinosamente sul lastricato scheggiando le due lenti. Comunque sia, il vento libera la mia mente dai pensieri e tutto diventa più leggero, danzante. 


Non ho fatto molti amici qui, l'emergenza sanitaria e i numerosi look down hanno costretto tutti nelle proprie case, la paura del contagio ha coinvolto anche gli andalusi che per natura sono molto socievoli e festaioli. Ognuno raccolto nella propria mascherina, pochissime le occasioni di socializzare se non per qualche saluto frettoloso in incontri casuali. 


Nonostante stia bene a vivere da sola e mi piaccia il silenzio, dopo più di un anno di isolamento "quasi forzato" sento la necessità di umanesimo, di scambiare pensieri e cibo e risate e parole e abbracci con qualche umano a me simile. Ho compreso quanto sia importante e bella per me la lingua italiana per poter comunicare profondamente e discutere insieme. Voglio tornare in Italia anche per questo. Nonostante applichi la lingua scrivendo, e da quando sono qui in Andalusia ne ho scritto di cose, sono consapevole che essere a contatto anche fisicamente per creare comunicazione beh sia un'altra esperienza molto più intensa e ricca per uno scambio maggiori di energia.


Il momento storico in cui ci troviamo da oltre un anno è drammatico, i governi sopratutto dell'occidente hanno esercitato un potere forte per controllare l'epidemia virale limitandoci quasi totalmente nelle nostre azioni personali e privandoci di tanti diritti fondamentali. L'economia è al collasso con milioni di persone senza lavoro e decine di migliaia di piccole attività italiane finora chiuse. Per non parlare dei bambini, vittime di un sistema che compromette terribilmente uno sviluppo sano ed equilibrato. 


Governati da incapaci abbarbicati alle poltrone sembra non ci sia più futuro per gli umani ormai schiavizzati da banche e multinazionali potentissime, industrie farmaceutiche che fanno a gara per mettere in commercio i nuovi sieri (non completamente testati) per "debellare" questo virus che, secondo moltissimi medici che si sono adoperati gratuitamente onorando il giuramento a Ippocrate, basterebbe una terapia domiciliare tempestiva ed efficace per contrastarlo. 


I nuovi potenti della terra sono coloro che appartengono alla Grande Finanza personaggi senza etica né morale arricchiti a dismisura in quest'anno di grande sofferenza per i più e che si dice abbiano una grande influenza sui governi del mondo e sulla diffusione del pensiero unico mediatico. Per costoro l'unico dio è il denaro e il nuovo paradiso è la sede del potere di controllo su l'umanità, disumanizzandola. Dobbiamo svegliarci! 


Intanto l'oceano continua e continuerà il suo perpetuo andamento dettato dai venti e dalle maree e sarà sempre uno spettacolo! Ad esso poco interesserà cosa ne sarà dell'umanità annichilita e infelice, sacrificata al volere di pochi potenti senza anima né coscienza. La Natura tutta continuerà il suo corso di auto-trasformazione, di rinascita perpetua. 


Ed eccomi nuovamente nel cambiamento, sulla via di ritorno al mio Paese, alla mia città d'origine, con la speranza di poter essere, nel mio piccolo, parte viva di un processo collettivo di risveglio ad un nuovo umanesimo. Ce la dobbiamo fare, siamo in molti. 

Spagna, Baia di Cadiz - Inseguendo i miti - Racconto breve -





Scrosci improvvisi e violenti si abbattono sul villaggio inondando i vicoli ciottolosi; non ci sono passanti quando piove, la gente resta in casa, alcune botteghe non aprono. Qui, nel sud andaluso, la pioggia è un fenomeno abbastanza raro e nei lunghi mesi caldi ventosi e secchi tutti ne parlano e l'aspettano come un evento benefico. Non c'è negozio che venda ombrelli qui al paese, forse perché la pioggia è sempre accompagnata da folate di vento così forti che non c'è nulla che riesca a ripararti. 

L'inverno è duro qui in Andalusia, le case non hanno impianti di riscaldamento, se si è fortunati si può trovare una stufa a legna in cucina o nel salotto e nelle case del casco antiguo gli infissi sono spesso così malconci con i vetri sottili alle finestre che la temperatura interna facilmente è molto vicina a quella esterna se non più bassa. La musica mi accompagna sempre, quando sono in casa mi piace molto ascoltare Beethoven e quando sono sulla spiaggia ascolto l'oceano e il vento e qualcosa di me che sempre mi risuona. 

C'è una umanità particolarmente silenziosa che quasi non noteresti se non fosse per lo stile inconfondibile che mi rimanda a qualcosa di già visto negli anni '70. La spiaggia di el Palmar, come tutte le altre spiagge della costa tra Tarifa e Cadiz, per almeno dieci mesi all'anno sono animate dai surfisti che migrano da tutta Europa, a parte luglio e agosto in cui le spiagge di tutta la baia di Cadiz sono prese d'assalto dal turismo chiassoso. 



Alcuni vecchi furgoni Volksvaghen, reliquie dei 'figli dei fiori', rimessi a nuovo e attrezzati come una piccola casa viaggiante o vecchi camper ripristinati e colorati di graffiti sulle fiancate messaggiano uno stile di vita lento e in armonia con l'oceano. Arrivano in molti sopratutto nei weekend o durante le festività natalizie e pasquali, alcuni di loro rimangono per lunghi periodi. Molti sono con famiglia e bambini al seguito a cui si dedicano ad insegnare fin dalla tenera età come rimanere in equilibrio sulla tavola da surf. 

Sono ancora loro, i mitici surfisti hippy seguaci della contro cultura in ricerca di uno stile ideale di vita fondato sul sentimento di pace e la ricerca di 'espansione della coscienza', in sintonia con l'oceano il creato e il Creatore. Sono sopratutto uomini, giovani e non più, poche le donne che praticano questo sport; i loro corpi sono perennemente abbronzati, portano i capelli lunghi sbiaditi dal sole e fumano erba, così si racconta da queste parti. 

Li scorgo ciascuno per proprio conto a praticare lo yoga tra le dune della spiaggia prima di cavalcare le onde sulle orme del mitico John Peck, leggenda vivente del surf californiano che coniugava la cultura del surf con la cultura da spiaggia in uno stile di vita salutistico e in comunicazione con Dio, così lui diceva. 


I surfisti hippy inseguono il mito dei primi surfisti, gente che viaggiava e si spostava in continuazione da un posto a un altro attraversando Paesi nella ricerca delle onde migliori e che abbandonavano quando diventavano troppo popolari e affollati di gente che non aveva niente a che vedere con il loro stile di vita. Questo peregrinare si avvicinava allo stile di vita gitano. Oggigiorno molti di loro vivono ancora lo stesso mondo nomade. 

Ha smesso di piovere e uno spiraglio di luce s'intravede dalla finestra mentre squarcio di azzurro mi fa sperare di poter raggiungere la spiaggia già domani. Amo il contatto con l'oceano e il cielo infinito mi danno respiro e un invito ad percepirmi in ogni cosa e ovunque. Freya è nuovamente attiva con la pallina che mi appoggia sulle ginocchia arretra un pochino e mi guarda scodinzolando giochiamo? 

L'Oceano porta a riva anche le barche dei migranti, il Marocco è a non più di qualche ore di navigazione. Abbandonate nei tratti di spiaggia più selvaggi s'incontrano delle vecchie barche di legno che i giovani del luogo tirano vicino le dune di sabbia e poi si divertono con i graffiti. 

Restano poi lì sulla spiaggia come messaggeri di una umanità che, costretta dalla miseria delle ingiustizie e delle guerre, non vede altro futuro se non buttarsi per mare rischiando la vita tra i flutti dell'oceano inseguendo il mito di un occidente più evoluto e generoso. Alcuni ce la fanno altri no. 

Ecco che l'Oceano è anche questo, una energia complessa di elementi che si compenetrano gli uni agli altri, e se ben ascolto posso percepire anche gli echi di tante anime in viaggio nell'aldilà costrette anzitempo ad interrompere i propri sogni di una nuova vita oltreoceano. 



Presenza (il me nell'oceano) - Racconto/Meditazione -


La luce adamantina di questa stagione invernale mi abbaglia e l'odore di salmastro mi delizia. Cammino sulla spiaggia deserta e bagnata dalla recente alta marea. I miei passi lasciano una delicata orma sulla sabbia compatta e dorata, l'Atlantico mi chiama, ogni giorno, regalandomi il senso della mia presenza qui in questa terra ai confini tra Europa e Africa. 

Osservando l'oceano mi accorgo di quanto esso cambi aspetto continuamente, influenzato dalle maree e dal vento. Le onde a volte tumultuose quasi violente si susseguono alternandosi una alle altre in differenti e potenti gettiti d'acqua fino a placarsi sulla battigia. Il suono è fragoroso, sono urla profonde e assordanti che mi scuotono dentro e ogni cellula del mio essere è in risonanza con questa potente energia che mi trapassa e trasforma la mia mente.


Respiro l'oceano il vento e la luce e il suono mi pervade, una profonda inspirazione e una lunga espirazione avverto in me una consapevole presenza stabile ferma quasi immobile, una dimensione vasta e profonda che si allunga verso l'alto. Anche ora che le mie dita scorrono sui tasti del pc nel ricordo avverto le stesse vibrazioni di presenza. Sono.


La sostanza di tutte le cose è come un oceano con molte onde. Le onde sono fatte d'acqua come l'oceano, la stessa acqua. Ogni onda ha un aspetto diverso dalle altre e tutte possono modificare il loro stato. L'oceano non crea le onde ma le manifesta ognuna con una propria forma e altezza così come la coscienza manifesta i pensieri individuali coerenti riassumibili in "Io sono un sé temporaneamente definito da un corpo". Ogni cosa è fatta di coscienza.


C'è consapevolezza di sé in ogni goccia dell'oceano, possiamo imparare a guardare alla nostra realtà come a una parte del vasto oceano della coscienza che ci circonda. Alla fine, come sosteneva Diogene, siamo tutti acqua dell'oceano, sia che siamo imperatori sia che siamo schiavi.


La presenza sorge dove ci sia attenzione e consapevolezza, ed è possibile sperimentarla anche nei piccoli gesti ripetitivi quotidiani come lavarsi i denti, chiudere una porta, lavarsi le mani, salire in auto, entrare in casa. Tutte queste attività ripetitive hanno un fine e possono diventare il nostro fine per sentirci presenti e consapevoli. I nostri sensi ci vengono in aiuto per realizzare la presenza.


La presenza è uno stato della coscienza di essere presente in questo unico momento che stiamo vivendo. Non ci vuole volontà o determinazione per riuscire a rimanere nello stato di presenza, ma una resa attenta lucida e quieta data dall'ascolto sensoriale, dall'ascolto del respiro, e in questa presenza più profondamente all'interno di noi possiamo sentire il battito del nostro cuore o lo scorrere dell'energia.


La presenza viene attivata anche dal respiro, se porto l'attenzione al mio respiro facendo una profonda inspirazione e di seguito una lunga espirazione in quel mentre sono solo presenza, tutto convoglia nel mio centro. In questo modo si creano degli spazi tra i nostri pensieri, degli spazi nella nostra mente, una dimensione profonda e vasta, qui e ora, l'adesso nella presenza consapevole.


Lo stato di presenza è un dono per qualsiasi relazione perché dà profondità all'interazione con le altre persone e anche la possibilità all'altro di guardare dentro sé stesso in quella dimensione. E' una bella sensazione per l'altra persona essere nella nostra presenza perché la comunicazione acquista profondità. 


L'uomo esteriore gusta le cose come creazione.

L'uomo interiore che è in me gusta le cose,

non come creatura, ma come dono di Dio.

Ma per l'uomo che è nel mio intimo

esse hanno il gusto non del dono di Dio,

ma di Dio stesso.


Meister Eckhart


foto: Oceano Atlantico, Andalusia

Infiniti sono i modi di percepire il sottile nelle cose - Riflessione/Meditazione -



Impossibile dare una dimensione né una forma né una dimora alla mente poiché essa è in ogni cellula del nostro sistema psicofisico.


Tornando ai nostri organi sensoriali e ai cinque sensi, vista udito tatto gusto e odorato, se impariamo ad utilizzarli in modo più profondo questi ci riveleranno un mondo pieno di fascino e meraviglia e ci permetteranno di accedere alla contemplazione, la via praticabile a chiunque aspiri a quell'esperienza di "io sono", riconosciuta dai grandi Maestri spirituali.


La contemplazione non si ottiene per una imposizione della mente, niente tecniche, ma accade  quando siamo in uno stato mentale rilassato, di non controllo, di nudità, cioè spogliato di tutte le sue sovrastrutture. La pratica della contemplazione è semplice nel senso che non è complicata o difficile, come erroneamente si pensa che per conquistare un risultato ci debba essere una tensione o uno sforzo, non è così per la nostra mente che voglia vivere questa esperienza.


La contemplazione avviene quando la ragione la volontà e la memoria trovano la quiete, nessun dialogo interiore e nessun pensiero. Facciamoci quindi catturare da ciò che ci circonda e lasciamoci stupire nell'osservare i più piccoli particolari che caratterizzano l'oggetto della nostra attenzione, senza giudizio (bello, brutto, mi ricorda questo o quello, il suo nome è, etc.).


Passeggiamo in un prato fiorito, molti sono i fiori e il prato è un'armonia integrata di differenze. Nell'osservare un fiore da vicino possiamo coglierne il profumo racchiuso nei suoi petali, ammirarne la delicata perfezione e il colore, con le dita sentirne la morbidezza, notare quante foglie differenti in dimensioni e forme ci sono sullo stelo. Tutte queste espressioni manifeste del suo aspetto nascono da una sola energia, la linfa, e anche se non la vediamo possiamo coglierne la vita nel fiore stesso. Quel fiore è un microcosmo perfetto d'armoniose integrazioni.


Entrando in empatia con la natura essa ci risuonerà di bellezza e armonia e i nostri sensi ci riveleranno un mondo ricco. C'è un'energia non manifesta che possiamo cogliere nella contemplazione, la stessa energia la possiamo percepire in un albero o passeggiando in un bosco, durante un temporale nel lampo e nel tuono, nelle grandi onde dell'oceano, nel volo di un uccello, in una tempesta di vento: potente energia che ci trasmette pienezza e libertà.


Possiamo sentire questa energia con l'udito nel suono, con il gusto nel sapore, con il tatto nella morbidezza, con la vista nei colori e nelle forme, con l'odorato in un profumo. Infiniti sono i modi di percepire il sottile nelle cose, con l'attenzione e la contemplazione si coglie nella Creazione l'energia del Creatore e in questo spazio possiamo compenetrare la Natura e vibrare con essa la vita.


Nel cielo gli uccelli sono svaniti,

E ora anche l'ultima nuvola si dissolve.

Sediamo insieme la montagna ed io,

Fino a che solo la montagna rimane.



Li Po




foto: dal mio viaggio in Tibet


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L'origine del processo creativo - Riflessione/Meditazione -


Continuando ad esplorare l'universo della nostra mente vorrei soffermarmi sui sensi immanifesti e svelarne le proprietà.


I Tanmatra sono i sensi della mente e possiamo averne consapevolezza semplicemente con una piccola contemplazione. Le ventiquattro ore della giornata sono suddivise in differenti stati: la veglia, il sonno profondo e il sogno.


Nello stato di veglia possiamo sentire i suoni, vedere le cose e i colori, toccare le forme, odorare differenti profumi e gustare molteplici sapori attraverso i sensi e i relativi organi sensoriali chiamati in sanscrito Jnanindriya "poteri di conoscenza" che sono i sensi che tutti conosciamo e usiamo più o meno consapevolmente come strumenti di conoscenza.


Nello stato di sogno, quando i nostri organi sensoriali riposano, possiamo altresì toccare vedere odorare udire gustare, come? Realizziamo queste facoltà tramite i cinque Tanmatra, i cinque sensi non manifesti della mente. 

Queste qualità si utilizzano anche nello stato di veglia, ogni qual volta evochiamo un ricordo andiamo con la memoria a ripescare l'esperienza per riviverla e poterla descrivere. Quando immaginiamo qualcosa la nostra mente attinge ai Tanmatra in un processo creativo.


Lo scrittore utilizza queste qualità nel narrare immaginando la sua storia prima di scriverla e attraverso la lettura noi possiamo a nostra volta crearci delle immagini mentali, ognuno a proprio modo in base alla individuale capacità di elaborazione. Il musicista componendo, il fotografo lavorando sull'immagine prima di imprimerla su carta, il pittore con la sua ispirazione dalle proprie emozioni o dalla natura. Qualsiasi opera artistica di qualsiasi natura sia, prima di essere realizzata viene immaginata dalla mente, questo processo si chiama creatività.


Quindi la creatività trova la sua fonte nell'immaginario, nella fantasia, nella visione, che non è un processo volontario ma accade quando non stiamo pensando, quando la mente entra nello spazio infinito delle possibilità.

La creatività anche se sollecitata dagli elementi della natura, viene sempre elaborata all'interno di ogni individuo prima di essere manifestata. Le persone più creative la esprimono in forme colori suoni diversi e unici.


Una fervida immaginazione non può essere considerata come negazione della realtà ma bensì uno strumento in grado di aprire un ventaglio di ipotesi mediante le quali sperimentare differenti modalità di approccio con la realtà.


I Tanmatra non sono soltanto i componenti della psiche umana ma anche i componenti integrali dello stesso universo, secondo il Samkia, la scuola dei principi cosmici in Ayurveda. Essi sono le facoltà mentali espresse come emozioni e sensazioni attraverso le quali si esprimono le forze che sostengono la creatività. Sono l'esperienza dell'estasi e dell'entusiasmo.


I Tanmatra creano i mondi manifesti in forma di seme, essi creano il mondo delle idee che precede qualsiasi espressione materiale. 

Che meraviglia la mente!



Dio è un suono, un suono non espresso. 

Diciamo che Dio è inesprimibile.

Chi può pronunciare quel suono?

Nessuno, solamente il suono stesso.


Menister Echkart