Bellezza e quiete sulle acque del Mekong




Viaggiare in Laos vuol dire sopratutto per fiumi.  

  Il Mekong e i suoi generosi affluenti attraversano paesaggi immensi e rigogliosi.

Uno spettacolo che la natura offre, dall'alba al tramonto, a chi sceglie di spostarsi con lentezza; immergendosi in visioni, ritmo e suoni che riportano l'essere all'ascolto interiore, cullato dalle grandi distese d'acqua. 

Il ritmo del viaggio si armonizza così col battito del cuore.















 

Ayurveda e Respiro Yoga

 


Seminari di Ayurveda e Respiro Yoga 
(a Vicenza)

L'Ayurveda è la scienza della conoscenza della vita ed è una delle più antiche visioni filosofiche scientifiche della natura giunte fino a noi. Un patrimonio inestimabile di conoscenza sulla vita, sull'essere umano. 
Il percorso è rivolto a chi desidera riConnettersi con la parte più vera e libera di sé, con cuore aperto e leggero e mente curiosa. Conoscenza e pratiche per armonizzare corpo mente spirito e riscoprire quel Sapere che appartiene alla Memoria dell'essere umano. Vieni a provare, sarai il benvenuto! 

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Marina Magro formata presso la Scuola di Medicina Ayurvedica di Milano, impegnata nel cammino di crescita spirituale esprime le sue competenze nel massaggio e conducendo seminari per diffondere l'Ayurveda.



India, a Vijayawada in un giorno qualsiasi (breve racconto)


Un gruppetto di case sparse in qualche ettaro di terreno tra verdissime e rigogliose aree verdi che costeggiano i viali di terra rossa troppe volte allagati dalle violenti piogge monsoniche. In ogni casa vivono quaranta o cinquanta bambini o bambine dai pochi giorni di vita ai quindici anni e la sveglia per tutti loro, eccezione per i piccolissimi della nursery che hanno ritmi propri, è alle sei e mezza della mattina.

La mom dà la sveglia nella propria casa ai pargoli che vi abitano. Lentamente, nella calura afosa mattutina, le quattro mura si animano di voci assonnate e passi lievi che ben presto diventano toni stridenti di richiami, confusione di movimenti, acqua che scorre nelle docce, porte dei gabinetti che sbattono. Tutti i piccoli abitanti della casa si prestano per una buona mezzora a rassettare e pulire e poi tutti seduti a terra nella sala comune per la preghiera recitata a voce alta come una tiritera che in qualche modo concilia gli animi all’inizio di un nuovo giorno.


Poi, in silenzio fuori nel cortile, tutti i bambini si mettono in fila e si avviano alla caffetteria per la colazione: riso con uova e una tazza di latte, quanto necessario per integrare un po’ di nutrimento ed energia. L’ultima ripassata al libro di studio e poi alle nove e un quarto la scuola comincia. Sembrano tanti soldatini nella loro divisa a quadretti verde e bianca e mentre li guardo sfilare in ordine di altezza con le cartelle troppo grandi appese alle spalle incontro i volti illuminati, non solo dal sole, e nelle loro voci uno zampillo di gioia: “good morning mom”.


Pochi passi oltre il cancello del villaggio se ne apre un altro sul cortile della scuola che accoglie anche i bambini del villaggio che si sviluppa alle spalle di D. home, bambini poverissimi ma che ancora hanno una famiglia.

Lentamente il villaggio/orfanotrofio si svuota dei suoi giovani abitanti; rimangono le mom, le donne che fanno servizio di pulizia, gli uomini che mantengono i giardini e le aiuole sempre in ordine e il personale dell’ufficio che meticolosamente scheda ogni singolo bambino con foto e dettagli di salute e malattia, provenienza, eventuali seppur rari dati anagrafici e nome dello sponsor.


Il sole già alto fa risalire velocemente la temperatura e l’umidità sempre elevata rende l’aria e la calura insopportabile. Anche percorrere pochi metri diventa una doccia di sudore. Attorno alla vita dei bambini molti adulti si prodigano a lavorare per produrre quanto necessario alla gestione delle loro attività e ai fabbisogni quotidiani.


Un fabbricato di basse casette affiancate una all’altra ospitano alcuni laboratori all’interno del villaggio. Nella lavanderia vengono lavati e stirati tutti gli indumenti dei seicentocinquanta bambini e ragazzi. Si utilizzano delle vasche di pietra per immergere il bucato e poi i panni vengono stesi su lunghi fili dondolanti al sole fuori sul prato. Vecchi ferri da stiro scaldati con le braci e sollevati a forza da giovani uomini passano tutti i vestimenti che, successivamente, vengono ripiegati con ordine.


A fianco la lavanderia c’è Carlo, il temuto barbiere, che troppe volte per eliminare il problema dei pidocchi rade i capelli a zero, sia a maschietti che alle povere bambine che, negli anni di permanenza in orfanotrofio,  non riescono mai a farsi i capelli lunghi per una treccia. Bisogna sapere in India la rasatura dei capelli imposta alle donne è un affronto alla loro integrità e dignità dato che solo le vedove e le prostitute vengano rasate, ma per l’igiene si sceglie la soluzione più rapida.


Altro importante laboratorio è la sartoria, un grande capannone con al centro un enorme tavolo su cui appoggiano pile di stoffe colorate, forbici da lavoro e metro sartoriale. Addossati alle pareti alcuni uomini e donne pedalano alle vecchie macchine da cucire confezionando divise a quadretti bianchi e verdi per i bambini e bianco azzurro o rosa per il personale di servizio.


Dietro la scuola altri capannoni ospitano diverse botteghe in cui vengono prodotte le cartelle e i quaderni scolastici, le ciabatte e i sandali di plastica, non solo per gli ospiti del villaggio, ma anche per gli altri cinque mila bambini che questa ONG sostiene con il prezioso contributo di altrettanti generosi sponsor in altri edifici e zone della provincia.

Inoltre c’è un’officina in cui si preparano arti artificiali per tutti i bambini portatori di handicap e qualora ci fosse bisogno di una modifica, sempre ci sia un adulto che se ne accorga, dato che i bambini non si lamentano mai, dopo una ripetuta richiesta alla direzione la correzione all’arto viene fatta.


C’è anche un laboratorio che utilizzando sete più o meno preziose confeziona accessori come buste, album fotografici, tovagliette ed altro che poi verrà venduto alle cene sociali e nei mercatini in Italia per raccogliere ulteriori fondi.

Una grande fattoria occupa gran parte del terreno con stalle di mucche e bufali, ogni vacca fa nove litri di latte al giorno. Poi c’è il gregge di capre, il recinto con i conigli, l’allevamento di polli e tacchini ed infine la porcilaia (anche se i bambini di carne ne mangiano pochissima e raramente)


Un mondo di lavoro rurale e artigianale che si sviluppa e viene sostenuto da generosi benefattori grazie ai fabbisogni del villaggio e della gente che lo vive.

Nella pausa del pranzo i bambini rientrano al villaggio in piccoli gruppi per mangiare: riso con un po’ di verdure e poi ritornano alla scuola fino alle 16:30.

A quell'ora del pomeriggio tutto si anima nuovamente di voci, grida, corse nei prati, giochi improvvisati con palle e pezzetti di legno che fanno saltare e volare con gran abilità senza controllarne la direzione, a volte, i più grandicelli, improvvisano partitelle di cricket o di footboall.


Le bambine invece preferiscono stare in cortile a chiacchierare o guardano alla televisione i soliti dvd di film musicali Boliwoodiani imitandone i balletti alla perfezione. Alle ragazze piace molto ballare e la musica indiana infonde un ritmo davvero coinvolgente e sensuale.

Le televisioni sono a circuito chiuso e si possono vedere solo i dvd forniti dalla direzione, un solo quotidiano si trova esclusivamente a disposizione degli impiegati presso l’ufficio.


Alle sei della sera tutti i bambini si riuniscono nella sala grande della propria casa per studiare fino le sette e un quarto, poi c’è il rito della preghiera comune e finalmente si va alla caffetteria per la cena: riso, verdura e un uovo, una volta alla settimana un po’ di pollo. Per un’altra ora tutti i bambini sono liberi d’incontrarsi e vagare per i viali fioriti tra le soffuse luci dei lampioni. L’umidità della notte forma una coltre sottile di nebbia che tutto avvolge rendendo l’atmosfera statica, densa e sempre calda. Le voci si diradano e tutti gli abitanti del villaggio sono nelle proprie case a prepararsi per la notte.

 

Lo spazzolino da denti, non sempre personale, passa di mano frettolosamente sotto il rubinetto, non c’è una mamma per ognuno che insegna quanto sia importante l’igiene orale, solo un dentista volontario che due volte all’anno, per un breve e intenso periodo, si prende cura di tutte quelle bocche dando saggi consigli con un sorriso comprensivo e mano amorevole, regalando spazzolini e dentifrici anche se sa che spesso verranno venduti per qualche rupia.


Ormai è buio, anche le fastidiose e appiccicose mosche non disturbano più. 

Un concerto strepitoso di rane, grilli e corvi gracchianti accompagna la notte. Alcuni cani randagi vagano liberamente nei viali lanciando guaiti che si disperdono nei campi. Una guardia passa ogni tanto in bicicletta per i viali annunciandosi con il fischietto, c’è chi dice che così facendo spaventa le vipere.


Foto: bambini riuniti per una festa all'interno del villaggio.


Questo racconto è collegato ad un altro, - L'Amore che tocca e trasforma -

 https://marinamagro.blogspot.com/p/ho-incontrato-dei-sorrisi-meravigliosi.html


Democrazia, antitesi tra paradigma materialistico della società moderna e paradigma spirituale delle società antiche.






Penso al significato della parola "democrazia" e mi torna alla mente il Dott. De Donno e la sua terapia del plasma iperimmune. La definiva una terapia "democratica" perché utilizzava il plasma donato dai pazienti guariti dalla Covid 19   per permettere ad altri malati di guarire. E funzionava. Molte persone sono state beneficiate da questa terapia a costo vicino allo 0. Ma qui sono sorti i problemi.


In una società materialistica fondata sul capitalismo, sulla speculazione e sul lucro non è stata permessa una terapia democratica senza costi dato che non avrebbe portato alcun vantaggio alla finanza delle grandi case farmaceutiche che avevano ben altri scopi. Il triste epilogo della recente vicenda collegata ad Dott. De Donno la conosciamo tutti.


Tornando al significato della parola "democrazia" mi sposto ad una cultura antica e lontana dal mondo occidentale, la cultura quequa o andina. Il principio dell'Ayni era, per le popolazioni che vivevano sperdute in remoti villaggi sulle Ande, un valore importantissimo che garantiva la sopravvivenza e generava equità e condivisione.

 

Ayni è il principio della reciprocità, l'atto di dare e di ricevere, accumulare per redistribuire. Nella tradizione andina è tutt'ora il solo comandamento morale ed è anche il principio cosmico che regge la realtà.

Nelle Ande l'Ayni è un'attitudine nei confronti della vita, è la legge della reciprocità che regge tutti gli aspetti e le esigenze delle popolazioni andine. Si applica ancora nel lavoro comunitario, nelle relazioni sociali e familiari e nel rapporto con Dio.


L'origine della parola "democrazia" riporta nell'antica Grecia e il suo significato potrebbe essere riassunto come - potere al popolo -. Accadde nel quarto/sesto secolo avanti Cristo e prima di allora? I testi sacri raccontano di popolazioni antiche molto  evolute sopratutto spiritualmente che vivevano in prosperità e pace. 


Nell'antica civiltà vedica (anteriore a 5000 fa) ogni elemento della realtà era percepito come sacro e ciò impediva ogni sorta di sfruttamento e distruzione. Le società vediche erano basate su una reale educazione familiare e sociale. La socializzazione secondaria era affidata al guru, un maestro di vita e di conoscenza tradizionale; tale processo educativo risvegliava nel ragazzo le sue capacità più profonde e la consapevolezza di ciò che avrebbe voluto e potuto compiere all'interno della società.


Per l'uomo vedico la natura e la società erano realtà divine con lo scopo di permettere ad ogni essere di evolvere in direzione del divino stesso. La struttura sociale vedica era organizzata secondo due modalità fondamentali: le qualità innate materiali di ogni individuo e il livello di coscienza spirituale (varnashrama-dharma : sistema sociale vedico).


Per tornare ad una vera democrazia oggi è necessario tornare a mettere al centro Dio, il sacro, Madre Natura. 

La politica dovrebbe essere un servizio gratuito che persone con competenze diverse offrono per il bene di tutti. Le cariche dovrebbero essere provvisorie, a tempo limitato e a rotazione. Ci vuole una rivoluzione culturale e, prima ancora, di coscienza o spirituale.


foto dal mio viaggio in India



Come un Tempio


 Ovunque io vada porto con me 
non solo il mio corpo fisico
ma anche tutta l'energia e 
tutto lo spirito 
che esso possiede 
da tutte le esperienze e gli incontri vissuti.

AHIMSA, la non violenza è la via per la Pace - Conoscenza e Spiritualità -




Tutte le tradizioni spirituali e di guarigione del subcontinente indiano sono basate sul concetto di Dharma o legge naturale. Dharma è una parola sanscrita che si riferisce alle leggi di Verità che governano l'universo. Su questo fondamento universale bisogna basare le proprie azioni perché abbiano il sostegno dell'universo. Vivere secondo Dharma, cioè seguendo ciò che è giusto, dona salute e felicità perché mette in contatto con le forze cosmiche benefiche, inoltre dà pace e permette di seguire la pratica spirituale. Se proviamo dolore, disarmonia, problemi psicologici o disturbi emotivi, si sta vivendo fuori dall'armonia con l'universo.


Il più importante Dharma etico è Ahimsa, tradotto come "non violenza" ma più precisamente significa "non nuocere", cioè avere un atteggiamento mentale per cui non si desidera fare del male a nessuna creatura, non solo esseri umani ma anche piante, animali e tutto l'ordine naturale.


Ahimsa deve riguardare non solo le nostre azioni ma anche come parliamo e cosa pensiamo, se ospitiamo pensieri che danneggiano il prossimo, se siamo impegnati in azioni violente, distruttive che tendono a manipolare gli altri, non possiamo essere in pace nemmeno con noi stessi. 


Ahimsa sta alla base del consiglio ayurvedico di seguire una dieta vegetariana e si estende a tutte le prescrizioni di cura naturali. Il cibo per fornire un sano nutrimento ai nostri tessuti e infondere una buona energia vitale deve portare con se l'energia dell'amore non dello sfruttamento. Anche le nostre azioni, compreso il lavoro, dovrebbero seguire un'energia d'amore e non causare danno ad altri o al pianeta. Non possiamo avere successo nella vita o conquistare saggezza a spese del mondo in cui viviamo.


Ahimsa è il principio più importante per conservare la salute mentale perché rimuove alla base la nascita di emozioni negative nella mente. E' il principio anche per la salute sociale perché taglia alla radice i conflitti, la violenza che nasce da frustrazione e rabbia.


Ahimsa non è solo accettazione e passività, per prevenire il male a volte bisogna agire in modo forte e deciso, come accade ad un vero guerriero difensore della Verità (Dharma). Proteggere gli altri è un altro aspetto di Ahimsa, la via vedica del guerriero o dello spirito eroico.


Per promuovere la pace nel mondo dobbiamo coltivarla seriamente prima dentro di noi, c'è bisogno di una profonda comprensione interiore e tanto più ci si spinge verso un cambiamento esterno, tanto quanto dobbiamo rivolgerci all'interno di noi stessi. La non violenza deve riconoscersi dentro noi stessi attraverso una purificazione fisica e mentale per poter attivare quella forza sana, eroica che ci porterà a camminare insieme, in un anelito di fratellanza verso un reale cambiamento di coscienza.


Canto/Preghiera per invocare la Pace e trasmettere la forza della non violenza e la sua grande energia curativa:


Possano tutti gli esseri trovare la felicità

Possano tutti essere liberi dalla malattia.

Possano tutti vedere ciò che è propizio.

Possano tutti evitare la sofferenza.

OM, pace, pace, pace.


fotografia: dal terrazzo/tetto della casa in cui ho vissuto a Vejer de la Frontera