Lisbona, racconto: "Le coincidenze sono punti di contatto"

foto: Il fado a Lisbona


Ogni viaggio offre se stesso, con tutto quello che c'è, in quel tempo e in quello spazio chiamato destino o coincidenze in cui la nostra vita sfiora o incontra la vita di altri. Sta a noi decidere se rimanerci dentro perfettamente aderenti oppure no.
Lisbona, questo il mio breve viaggio che mi congeda dal 2017.

Quando viaggio mi piace trovare sistemazione presso qualche famiglia per poter entrare subito nell'atmosfera del luogo e nel cuore della gente. A Lisbona prendo contatto con Fernando e mi sistemo nel suo bel appartamento anni '50 restaurato con gusto lasciando intatti i particolari che caratterizzano le case dell'epoca. Occupo una camera con finestra affacciata su di una via secondaria silenziosa appena fuori dai quartieri più centrali.

La seconda mattina del mio soggiorno incontro l'altro ospite della casa, una giovane ragazza proveniente dall'Uganda in viaggio per raggiungere la sorella ingaggiata da una squadra di pallacanestro portoghese, che avrebbe lasciato Lisbona il mattino seguente prima dell'alba. Decidiamo d'incamminarci insieme verso il centro della città pensando di visitare i quartieri più caratteristici. Fernando si offre gentilmente di accompagnarci per un pò con la sua auto per mostrarci alcuni siti interessanti e poco conosciuti se non ai residenti.

Comincia così quella che sarà una lunghissima giornata insieme a passeggiare nei vari quartieri e le molte piazzette affacciate sulla città come palcoscenici, sotto un cielo terso e azzurro e un fresco venticello odoroso di salsedine e di mare. Mi sento grata a quest'uomo, sconosciuto fino a qualche giorno prima e così generoso e disponibile a raccontarci parte della storia più recente del Portogallo e l'anima dei portoghesi. Delle soste in qualche caffè all'aperto per ristorarci ammirando certi scorci davvero caratteristici e poi ancora gambe in spalla arriviamo a Baixa fino a raggiungere Praça do Comércio passando sotto L'Arco da Rua Augusta fino ad affacciarci sul Tago o Taju come lo chiamano i portoghesi.

Visitiamo poi l'Alfama il più antico quartiere di Lisbona in un labirinto di viette e gradini che salgono fino al Castello. Una volta l'Alfama era esterno alle mura della città, abitato dai più poveri e da scaricatori di porto e marinai. Oggi il quartiere è diventato una zona giovane ed elegante senza perdere il suo antico fascino. Fernando ci racconta che in Alfama si può ascoltare il fado, il canto accompagnato da una chitarra tradizionale portoghese a dodici corde e così inevitabilmente incuriosite Milly ed io decidiamo di tornarci la notte stessa dopo la cena.

Ancora in auto ci spostiamo fino a Belem, il quartiere sede di alcune importanti attrazioni storiche della città, tra cui la bella Torre de Belem con i suoi decorativi bastioni in stile arabo, insediate lungo l'estuario del Tago. Imponente il monumento delle scoperte: Il Padrão dos Descobrimentos,  progettato con l'aspetto della prua di una barca che si affaccia sull'estuario. Fernando ci racconta che vuole essere un omaggio ai molti esploratori portoghesi le cui raffigurazioni molto dettagliate si stagliano su di un lato di questa immaginaria prua mentre dall'altro sono raffigurati i finanziatori dell'opera. Ormai il tramonto regala bagliori rosso dorati che riflettono sulle acque quiete del Tago che si insinuano pacificamente nell'oceano. 

Stanchissima, felice e grata della giornata trascorsa insieme ai nuovi amici finalmente ci avviamo alla ricerca di un ristorante dove rifocillarci e riposarci un pochino. Un buon bicchiere di vino rosso portoghese per accompagnare il famoso baccalà e brindare alla compagnia diventa ancor più gradito. Intanto mangiando e chiacchierando passano le 23 e ultimo sforzo per me che non sono mai stata una nottambula ma non voglio perdermi il fado. Parcheggiamo in una ripida stradina de l'Alfama. Pochi passi ancora e Fernando bussa ad un portone chiuso. Una piccola chiesa sconsacrata ospita ora un piccolo ristorante tipico dove la notte suonano il fado, proprio all'interno del locale davanti il portone d'ingresso quando è chiuso. Due piccoli fari dal soffitto illuminano i musicisti e la cantante rendendo l'atmosfera ancora più drammatica. Il fado è una musica triste e la voce della cantante è davvero potente nel trasmettere pathos e malinconia. Erano i canti delle mogli dei marinai partiti per viaggi pericolosi, ci spiega Fernando. Avverto una stanchezza esagerata, una sorta d'inquietudine profonda, come un presagio nell'aria e dentro di me, voglio tornare a casa.

Finalmente finisce ed usciamo ma i miei amici non sono ancora pronti per il ritiro e mi coinvolgono a proseguire la notte in un altro localino. Ancora una volta bussiamo ad un altro portone, dopo alcuni secondi si apre in una stanza piccola e male illuminata, conto nove chitarre appese ai muri e un violino, due pianoforti appoggiati alle pareti. Un pò di gente parla qualcuno prende un paio di chitarre e comincia la solita triste melodia mentre una ragazza con voce toccante interpreta il fado, ancora. Non ne posso più il mio disagio aumenta. Dopo alcune canzoni e qualche chiacchiera il locale chiude e tutti si riversano sulla piazzetta antistante. Mi incammino verso l'auto sperando che Fernando mi scorga e si decida a lasciare la compagnia di amici. Anche Milly sta parlando con qualcuno poi un giovane uomo le si avvicina, uno che non era dentro il locale le chiede se vuole fumare erba. Lei mi gira le spalle non vedo la sua espressione ma percepisco il suo assenso. L'uomo sta cercando una cartina per arrotolare la sigaretta. Intuisco che la situazione sta degenerando, non per l'erba in sé che è legalizzata in Portogallo ma per la presenza di questo uomo e la sua ragazza, due tipacci. Finalmente il gruppo di persone si allontana dalla piazzetta e anche Fernando allunga il passo con il tizio che gli sta vicino e vuole invitarlo a fumare.

Mi allontano decisamente, preoccupata e allarmata ma sembra che il mio amico non capisca, continua a parlare, forse un bicchiere di troppo, forse non si rende conto che il tizio potrebbe essere pericoloso e continua a discorre in modo cortese come nel suo stile. Raggiungo il gruppo in attesa in fondo al vicolo, uno dei ragazzi mi dice di chiamare Fernando che il tizio con lui è un poco di buono. Realizzo ancor più il pericolo e lo chiamo più volte ma i due stanno discutendo, lo vedo dalle gesta. Finalmente Fernando si allunga verso di noi ma l'altro lo minaccia e quando ci sono ormai vicino lo raggiunge lo picchia brutalmente in testa sferrandogli poi un gancio violento sulla tempia che lo fa crollare a terra. Il rumore sordo della testa che tocca il selciato prima del corpo mi entra dentro con violenza, lui è come morto, esamine. Urlo chiamate un'ambulanza, mi avvicino e vedo il sangue uscirgli dal naso, capisco che c'è una lesione cerebrale. Rimane senza coscienza per qualche minuto sdraiato malamente sul selciato. Sono impaurita, le mie gambe tremano come foglie al vento ma invoco un'ambulanza. Il delinquente fugge in taxi con la sua ragazza. Arriva una pattuglia della polizia e l'ambulanza, intanto Fernando si riprende, si siede. Lo invitano dentro l'ambulanza, barcollando segue i medici. Nel frattempo la polizia ci intervista e i testimoni denunciano l'aggressore, conoscono il suo nome e si dichiarano disposti a testimoniare. 

Sono molto preoccupata e impaurita, non smetto di tremare. Dopo un pò Fernando esce dall'ambulanza, non vuole andare in ospedale, non capisce cosa sia successo, non ricorda nulla. L'ambulanza se ne va e la polizia mi chiede di accompagnarlo in ospedale. L'avevo già deciso nonostante il mio amico dica che ha solo bisogno di dormire. Qualche minuto il taxi arriva e insieme a Milly accompagniamo il nostro ospite di casa in ospedale. Dopo aver espletato le formalità del pronto soccorso cercando i documenti dentro il suo portafogli lo affidiamo al medico di turno per i dovuti accertamenti e torniamo a casa in taxi. E' ormai quasi mattina, sono sconvolta. La ragazza africana prende i suoi bagagli prima di avviarsi in aeroporto ed io mi trovo sola nella casa di Fernando. Faccio una doccia bollente e mi corico ma non posso dormire, attendo le luci del giorno. 

Forse sono passate alcune ore che sento la porta aprirsi e Fernando entrare in casa, apro la porta della mia camera e gli chiedo come sta, mi risponde che ha bisogno di dormire e si chiude in camera sua. Non capisco, la situazione non mi è chiara, il suo volto non è più macchiato di sangue, almeno lo avranno visitato, penso.
Ormai sono alzata mi vesto ed esco a fare una passeggiata. Mille pensieri passano nella mia testa e non riesco a staccarmi dai fatti accaduti durante la notte da poco passata. Cammino a lungo per la città senza vedere nulla. 

Nel mio girovagare a vuoto ad un certo punto un'intuizione mi spinge a rientrare il più veloce possibile. Davanti casa trovo un'ambulanza e un'auto della polizia. Il portone è aperto, salgo le scale di corsa, la porta d'ingresso socchiusa, due poliziotti mi accolgono raccontandomi che il medico di turno dell'ospedale dopo aver letto la tac fatta nella notte chiede che Fernando sia accompagnato anche a forza nuovamente in ospedale perché in pericolo di vita. Il mio amico non capisce, non si rende conto dato che non ricorda i fatti, sente solo bisogno di dormire. Rassegnato dalle insistenze dei dottori finalmente si decide di seguirli. Resto sola in casa e provo un doloroso disagio, non ci voglio più stare devo andarmene al più presto.

Mi attivo con il servizio assistenza di Airbnb raccontando i fatti della notte precedente e il mio desiderio a cambiare sistemazione; gentilissimi e comprensivi, mi aiutano a trovare un'altra abitazione facendomi un inaspettato rimborso pur senza penalizzare Fernando. Davvero grata della loro efficenza, gentilezza e umana comprensione.
La seguente mattina è il giorno di Natale e mi trovo nel quartiere più centrale, il Baxia Chado. A Lisbona il cattolicesimo è molto sentito per cui il giorno di Natale la città è semideserta e quasi tutti i locali sono chiusi, ma tanto non ho un granché di appetito. 

E' pomeriggio, 26 dicembre, rientro da una gita a Cascais, fatta senza tanto entusiasmo. Nei miei pensieri Fernando è solo, in ospedale. Decido di andarlo a cercare, ricordo il nome dell'ospedale. Lo trovo da solo in una sala dentro al reparto di neuroscienza, in uno stato di confusione, parla e piange, mi racconta di sé, del figlio adolescente che non vede da cinque mesi perché la mamma glielo nega. Il trauma subito lo fa crollare emotivamente e tutto il suo dolore si riversa in sussulti e copiose lacrime che gli rigano il volto. Nella manifestazione di dolore, quello vero, provo una sorta di sacro rispetto, sia esso mio o di altri. La sofferenza ci rende tutti uguali. 

L'infermiera mi dice che stanno facendo ancora esami poi decideranno il da farsi. Chiedo a Fernando dove tiene il suo cellulare, sarebbe il caso di avvisare qualche suo parente, ha bisogno d'assistenza. Non sa, forse ce l'ha la polizia. Lo lascio promettendo di passare il giorno seguente. Vivo per miracolo senza rendersene conto e con una prognosi ancora non chiara. Il seguente pomeriggio lo trovo ricoverato nel reparto di neurochirurgia, vuole andare a casa, è ancora confuso, cerco di consolarlo.

La famiglia dopo giorni di ricerche tramite la polizia riesce a rintracciarlo, finalmente. Li trovo nella camera dell'uomo il seguente pomeriggio, mi presento. Il padre è medico cardiologo in pensione, mi rassicura,  almeno può seguire al meglio il figlio. Mi prende da una parte e mi informa che c'è una emorragia cerebrale in corso e diversi focolai di contusione nonché un grande edema. Non è operabile, lo tengono monitorato sperando che tutto si riassorba spontaneamente. Mi chiede spiegazione, vuole che gli racconti i fatti accaduti. Ci diamo appuntamento per un pranzo insieme il giorno seguente. Saluto Fernando, è commosso e qualche lacrima bagna il suo pallido volto segnato da qualche ruga profonda.

Il padre di Fernando è davvero una persona squisita. Mi racconta come sia stato sempre difficile il suo rapporto con questo figlio e che vorrebbe tanto aiutarlo e recuperare la relazione con lui. La nostra conversazione lo rassicura e mi dimostra gratitudine. Piange e si scusa. Lo abbraccio, ci salutiamo. Lui prosegue verso l'ospedale ad incontrare un figlio ritrovato ed io a perdermi nelle strade di Lisbona.

il mio viaggio a Lisbona sembra assumere un significato importante, ancora una volta mi è chiaro che siamo tutti connessi, non c'è separazione, che la vita di uno è collegata alla vita di altri. Il caso non esiste e le coincidenze sono punti di contatto su linee appartenenti ad un progetto più grande del nostro piccolo io. In questa vicenda molte persone sono state coinvolte e, come musici di una sola orchestra, ognuno ha dato il meglio di sé al fine di questa armonia che è la vita, Nella tragedia sfiorata questo è quello che a me risulta sopra tutto. La vita è Amore è affidarsi alla provvidenza è rimanere aderenti a ciò che c'è qui e ora. Senza amore non c'è ascolto, senza ascolto un'opportunità sprecata per l'Universo.

Mi sento più serena, chiuso il cerchio di questa breve e intensa esperienza.
"Dio scrive dritto con linee storte" è un modo di dire dei portoghesi, così mi ha confidato il padre di Fernando.