pag. 64 da "Odore di Perù"

La legna bruciava emanando un profumo dolce. Di tanto in tanto ne aggiungevo altri pezzi per alimentare la fiamma.
Claudio si ritirò nella sua camera-studio come avrebbe fatto ogni pomeriggio.
Osservavo il colore e l'intensità del fuoco, ne ero ammaliata. Il rumore della pioggia battente sui tetti di lamiera e il calore avvolgente sprigionato dalla stufa mi impedivano di spostarmi dalla comoda sedia imbottita e dalla stanza, mi sentivo a casa.
I miei pensieri vagavano sulla possibilità di proseguire il viaggio come mi ero prefissata.
Non capivo cosa mi stesse succedendo ma una sensazione, una percezione profonda mi impediva di andarmene, sentivo che volevo stare ancora un pò a Calapuja. Volevo ascoltare i racconti di padre Claudio e osservare come, attraverso i suoi movimenti, riusciva a prendere contatto con la gente. Volevo stare vicino a Beatrice, percepire il suo essere donna in quella realtà così lontana dal mio modello occidentale. Bramavo vivere la giornata con la famiglia, partecipare alle loro attività quotidiane. Desideravo assorbire, impregnarmi il più possibile di tutte quelle sensazioni a me finora sconosciute che emergevano, momento dopo momento come fiori in un prato annaffiato dalla pioggia primaverile, 
dalla mia coscienza.