Progetto Nepal - condivisione allo stato attuale della situazione.

Katmandu
In Nepal la terra continua a tremare; incurante di chi ci sta sopra, la terra segue il suo continuo movimento di assestamento. La prima violenta scossa del 25 aprile ha generato devastazione e morte in un territorio amato da molti nel Mondo.

La notizia del terremoto con conseguenze tragiche e devastanti mi ha molto scossa, un dolore grande e profondo mi accompagna da giorni alternando stati d'animo che vanno dall'inesorabile senso d'impotenza alla volontà di essere presente e in qualche modo portare un aiuto. 
Sei mesi fa ero là con loro, condividendo e mangiando lo stesso cibo, respirando la stessa aria, ascoltando i loro racconti,  meditando con loro intorno lo Stupa o nei Monasteri Buddisti durante le puja. Ho fotografato palazzi e templi che ora non ci sono più, cancellati in una manciata di secondi, portandosi via migliaia di vite umane. Tutto in una manciata di secondi.
La vita è così, presenta i suoi colpi di scena improvvisamente, senza preavviso, non si può sapere, no, non ci è concesso. 

Ancora non mi è possibile comunicare con Amir. Nella sua pagina Fb, un'amica comune ha pubblicato che è in salvo, fortunatamente, ma la quasi totale mancanza di elettricità e l'assenza di rete internet impedisce a molti in Katmandu di mettersi in contatto tramite la rete. 
E' mio impegno seguire il progetto di scolarizzazione dei tre bambini napalesi il più possibile da vicino non appena riuscirò a mettermi in contatto con Amir.
Patan
Questi bambini avrebbero iniziato l'anno scolastico giusto il 25 aprile e, molto probabilmente, erano in classe quando c'è stata la prima violenta scossa intorno le12, ora locale. Quale impatto violento il primo giorno di scuola!

Data la tragicità della situazione, in cui i bisogni primari sono le cura mediche ai feriti, il recupero e la cremazione dei morti, l'allestimento di tendopoli, portare acqua e cibo e assistenza medica ai villaggi remoti sulle montagne, e altre urgenze che richiedono mezzi, competenze e coordinamento, credo sia bene aspettare a mandare il nostro eventuale e ulteriore contributo solidale. Aspettare che le emergenze siano gestite dalle grosse organizzazioni mondiali, da chi ha importanti mezzi e strutture adeguate. Altrimenti il rischio è di disperdere energie e denaro, nell'impossibilità ora di un nostro adeguato controllo. Successivamente a questa prima fase critica in cui necessitano aiuti umanitari straordinari, sarà sicuramente più facile per noi individuare dove e come destinare eventuali nuove risorse.
Katmandu
Questa mattina un comunicato ANSA, di cui riporto il link qui sotto, cita: I team stranieri, provenienti da India, Sri Lanka, Cina, Turchia, Olanda, Polonia, Germania, Francia, Israele, Malaysia e Giappone, sono dislocati nella valle di Kathmandu. Un team britannico e' invece al lavoro nel distretto di Sindhupalchowk, il piu' colpito con un bilancio di 1.400 morti. I team medici di nove paesi sono invece impegnati nel trattamento dei feriti negli ospedali e nelle tendopoli.

Porgendo a tutti un cordiale saluto vi lascio con una riflessione che trascende quanto sta avvenendo ora in Nepal, collegandoci tutti allo stato di impermanenza:
La Vita non ci deve nulla, siamo noi che dobbiamo tutto alla Vita, meglio prendercene cura, qui e ora, con presenza e amore e rispetto, non aspettiamo domani che il domani potrebbe non esserci.